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Sistema di informazione comunale integrato
Oltre alla pubblicazione quadrimestrale sul giornale In Val del Riso, ai manifesti collocati nei principali punti del paese, al pannello luminoso, è attivo il servizio rivolto a tutti i cittadini che intendono ricevere dal Comune notizie attraverso il servizio sms (messaggi di testo trasmessi sui telefoni cellulari) ed e-mail (messaggi di testo trasmessi per posta elettronica). Il servizio è completamente gratuito. Per l’iscrizione al servizio è possibile compilare l’apposito modulo scaricabile cliccando qui , o disponibile presso gli sportelli comunali, cui va consegnato compilato.
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Nel sito internet comunale è attivo il servizio ”Gorno in Rete”: a gruppi ed associazioni viene offerta gratuitamente l'opportunità di rendersi visibili alla cittadinanza all'interno del sito stesso, nella sezione "Il Paese". Per gruppi ed associazioni che avessero già un sito internet proprio è possibile chiedere anche l'attivazione di un link. Qualora un’iniziativa sia di particolare rilevanza ed abbia il patrocinio del Comune il gruppo/associazione potrà chiedere inoltre che la stessa compaia tra gli eventi inseriti nella home page del sito. Per fruire del servizio è necessario richiederne l’attivazione mediante compilazione e sottoscrizione dei moduli scaricabili qui , o disponibili presso gli uffici comunali cui vanno consegnati.
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- Info
Antica tradizione mineraria
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Quando si parla di Gorno il
pensiero corre subito alle miniere, ai minatori, alle taissine e agli
antichi romani che già mandavano quassù i loro condannati a “cavar
metallo”.
Dopo la caduta dell’impero Romano (476 d.C.) pur mancando notizie,
potrebbe essere probabile un’attività estrattiva anche
durante il Medioevo.
La certezza della ripresa di tale
attività si ha soltanto a seguito del decreto datato 9 aprile 1482
della Repubblica Veneta che autorizzava la riapertura delle miniere.
Verso la metà dell’800 le concessioni minerarie sono più di una: nel
1841 a Giovanni Borlini di Chignolo d’Oneta, Pietro Capitanio e Giacomo
Suardo di Trescore, nel 1854 ai casnighesi Pietro Ferrari e
Bortolo Perani.
Seguono altre concessioni: nel 1868 a
Battista Epis di Oneta che si era accordato con l’avvocato genovese
Giacomo Sileoni. Alla morte di quest’ultimo nel 1874 la miniera
passa alla figlia Artemisia, che tre anni dopo la cede alla ditta
inglese “Richardson e Comp.” A questa succede la “The English Crown
Spelter.” .
Lucio Fiorentini nella “Monografia
della Provincia di Bergamo”, edita nel 1888, fa accenni interessanti
sulle nostre miniere, infatti scrive: “ Nella località Costa
Jels vi lavorano 162 maschi adulti, 36 femmine adulte…
quantità del minerale scavato: tonn. 5.500… Nella località Casa
Conti vi lavorano 3 maschi… quantità del minerale scavato tonn
.40…vi lavorano 162 maschi adulti, 36 femmine adulte… quantità del
minerale scavato: tonn. 5.500… Nella località Casa Conti vi
lavorano 3 maschi… quantità del minerale scavato tonn .40…”.
Dopo diverse vicende, anche
giudiziarie, la concessione di Casa Conti di Alessandro Milesi
passa ad un certo Angelo Beretta che nel 1898 la cede alla società
belga “Vieille Montagne”.
Verso il 1920 la società Inglese “The
English Crown Spelter” vende tutte le concessioni ed ogni attività
patrimoniale alla “Vieille Montagne”.
Nel 1942, durante l’ultima guerra, le
miniere vengono requisite e date in gestione a società italiane. Prima
alla S.A. Nichelio e Metalli - Gruppo di Gorno, indi alla S.A.P.E.Z.,
che nel 1954 viene incorporata nell’ A.M.M.I., successivamente
denominata SAMIM.
Fra crisi e difficoltà la SAMIM
prosegue l’attività mineraria fino al 1981, ma il 12 gennaio 1982
rinuncia alla concessione e chiude l’attività estrattiva.
Per la gente di Gorno è un duro colpo.
La miniera che per anni è stata la risorsa del paese ha chiuso i
battenti.
La valorizzazione dei siti ex minerari
in corso potrà sicuramente favorire il recupero dell’antica
tradizione mineraria di Gorno, orgoglioso della sua storia.
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4 ottobre 2004
Sottoscrizione dell'Accordo di Programma dall'Assessore regionale alla
Qualità dell'Ambiente, dal Presidente del Consorzio Minerario Val del
Riso e Val Parina, dai Sindaci dei Comuni di Gorno, Oneta e Oltre il
Colle.
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Il più grosso bacino minerario a Zinco della Bergamasca, denominato
"Distretto minerario di Gorno", comprende i giacimenti della Val del
Riso e quelli della Val Parina che furono gradualmente integrati in un
solo grande polo estrattivo, completato da un grosso stabilimento di
trasformazione sito in Ponte Nossa.
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Dalle miniere di Gorno si sono da sempre estratti i mnerali da cui
si ricava lo ZINCO.
Lo zinco è diffuso in natura per lo 0,04 % sotto
forma di metasilicati, carbonati e solfuri.
Negli strati metalliferi del sottosuolo di Gorno e delle valli del
Riso e Parina si sono dapprima estratte le “calamine” e
cioè i metasilicati di zinco
(Zn2SiO4) e poi , quando le conoscenze
metallurgiche lo hanno permesso, i solfuri di zinco (ZnS
) denominati “blenda”.
Generalmente associata alla blenda ma in quantità
molto minore si ricava anche la “galena” che è un
solfuro di piombo (PbS) dal quale si ricava appunto
il piombo.
Lo sfruttamento dei giacimenti ha seguito anch’esso lo sviluppo
delle tecnologie di estrazione partendo dallo scavo
degli affioramenti (anche a 1800 m
s.l.m.) fino alla “coltivazione” delle “vene” a 250 m di
profondità rispetto al fondo valle (cantieri “Selvatici “).
Lo zinco si ottiene allo stato metallico con un procedimento termico
ed uno elettrolitico.
Dal 1952 la trasformazione in metallo del minerale estratto dalle
miniere di Gorno ed arricchito nella “laveria” di Riso è avvenuta con
procedimento elettrolitico nell’apposito stabilimento realizzato
all’imbocco della Val del Riso.
Lo zinco puro è materiale base per molte leghe tra cui la più
diffusa è l’ottone che si ottiene combinando lo zinco con il rame; il
suo più largo impiego è come protettivo delle lamiere di acciaio, del
filo di ferro, di guard-rails, di tralicci, di chiodi etc..
(zincatura). L’ossido di zinco viene impiegato
nella
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Sembra quasi impossibile, eppure non molti decenni fa, all’imbocco
delle miniere, accanto ai minatori, lavoravano anche le donne.
Erano le “taissine”, cernitici di minerale.l
Esse condividevano con i minatori il duro lavoro di strappare alla
roccia, pezzo dopo pezzo, manciate di minerale.
Sui piazzali, con appositi martelli, separavano il metallo dallo
“sterile” (la roccia non utilizzabile), protette solo da rudimentali
tettoie.
Era un mestiere esposto alle avversità atmosferiche.
E d’inverno le loro mani diventavano pezzi di ghiaccio.
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Nel XIX e XX secolo, quando mancava la possibilità di occupazione
nella Valle del Riso, alcuni suoi abitanti prendevano la valigia ed
emigravano all'estero, soprattutto in Francia, in Australia ed in
misura minore in Nord America.
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Spettacolo teatrale:
Polvere, oro e gangherù
La storia di Modesto Varischetti detto Charlie, minatore di
Gorno emigrato in Australia, rimasto intrappolato nella miniera
Westralia di Bonnievale il 19 marzo 1907.
scritto e diretto da Umberto
Zanoletti
con Andrea Cereda, Emilio Martinelli, Massimiliano
Zanellati
scene di Sara Marelli
prodotto da Teatro Minimo con la collaborazione del Comune
di Gorno e della Regione Lombardia ed il patrocinio del Ministero
per gli Italiani nel mondo
Martedì 19 marzo 1907: a Bonnievale, Australia Occidentale, piove
come mai era successo prima in quel periodo. La miniera d’oro
Westralia, verso sera, comincia ad essere invasa dalla pioggia e alcuni
livelli, quelli oltre i 200 metri di profondità, vengono allagati. I
160 minatori che stanno lavorando riescono a fuggire: tutti tranne uno.
E’ Modesto Varischetti, Charlie per gli amici australiani, minatore
bergamasco che da qualche tempo ha lasciato Gorno, il suo paese, in
cerca di fortuna.
Mentre Charlie cerca di sopravvivere sfruttando la sacca d’aria
formatasi nella rimonta dove si trovava a lavorare, tre suoi compaesani
arrivano in Australia: Adolfo, Angelo e Martino. Non hanno nemmeno il
tempo di ambientarsi in terra australiana, che i tre si trovano ad
essere testimoni dell’improvvisa notorietà del loro sfortunato amico e
dei disperati tentativi di salvargli la vita…
La storia di Charlie, quindi, ma anche di Adolfo, Angelo e Martino e
di tutti quelli che dovettero emigrare, abbandonare le loro case,
perché il lavoro “c’è dove c’è”. E per i minatori di Gorno le miniere
d’oro della terra dei gangherù erano la destinazione più logica.
Tra tutti quelli che hanno inseguito la fortuna in Australia, pochi
sono riusciti a tornare con le tasche sporche d’oro; i più hanno
racimolato qualche soldo da mandare a casa; altri hanno lavorato tutta
una vita per un pugno di polvere, che spesso si è infilata anche nei
loro polmoni; altri ancora sono scomparsi nel deserto australiano.
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