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Nel pomeriggio del 19 marzo 1907, il
minatore Modesto Varischetti rimase bloccato da solo in una bolla di
aria nelle miniere di Westralia in Bonnievale, dieci chilometri di nord
di Coolgardie (Western Australia).
Un nubifragio improvviso allagò la miniera e, mentre tutti lavoratori
dal sottosuolo riuscirono a fuoriuscire, Varischetti rimase
intrappolato per nove giorni e trovò rifugio in un a rimonta; furono
giorni esasperati per la direzione e per i palombari che fecero di
tutto per liberarlo.
Venne salvato il 28 marzo. L'avvenimento ebbe notevole
risonanza sia in Australia che in Italia, meritandosi una copertina
della Domenica del Corriere.
Il fatto è stato così descritto da Tony Stephens il 6 maggio
2006, un anno prima del centenario:
UN GRANDE SALVATAGGIO
Un secolo fa, dall’altra parte del paese, la notizia di un altro
salvataggio dalla miniera arrivò su tutte le prime pagine del
mondo.
Una delle più celebri storie di salvataggio e sopravvivenza nella
storia australiana coinvolse 160 minatori, la folle corsa di un grande
treno, l'intervento di palombari e Herbert Hoover, che doveva diventare
presidente degli Stati Uniti d’America.
Il personaggio principale fu Modesto “Charlie” Varischetti, un vedovo
di 32 anni e padre di 5 figli, che fu portato in salvo dopo 9 giorni
passati sottoterra alla miniera Westralia, a Bonnievale, 12 km da
Coolgardie.
Un temporale colpì le miniere d’oro del Western Australia il 19 marzo
1907, intrappolando 160 uomini sottoterra. Solo uno non riuscì a
salvarsi; inizialmente si pensava che Varischetti fosse annegato a
causa del volume d’acqua che aveva allagato il pozzo principale.
Varischetti, originario di Gorno, in Lombardia, aveva perso sua moglie
durante il parto del loro quinto figlio. La chiesa cattolica gli
suggerì di andare in Australia, dove il lavoro in miniera era
abbondante e che gli avrebbe permesso di inviare a casa i suoi
guadagni.
Dopo che i minatori e i gestori della miniera avevano dato il compagno
di lavoro per morto, quelli in superficie sentirono picchiettare con un
codice dei minatori da sotto. Capirono così che era vivo, probabilmente
incastrato in una sacca d’aria.
Una pompa a vapore di alta capacità fu velocemente portata alla
miniera, ma il livello dell’acqua fu abbassato solo di qualche
centimetro quando scese la notte.
L’ispettore minerario locale, Josiah Crabb, disse che per ripulire
l’intero pozzo, sarebbe servita almeno una settimana, e che non c’era
speranza di salvataggio. I quotidiani di tutto il mondo
soprannominarono Varischetti the entombed man, “ l’uomo sepolto”.
Pubblicarono bollettini giornalieri che riportavano i segnali mandati
dal povero Varischetti.
Una proposta del figlio di Crabb, John dell’età di 7 anni, smosse il
drammatico tentativo di salvataggio. “Perché non usi un palombaro
papà?” chiese il bambino. Crabb chiamò allora due palombari a
Kalgoorlie, Frank Hughes e Thomas Hearn. Fece anche chiamare Herbert
Hoover.
Micheal Throssel, un giornalista in pensione che sta scrivendo un
copione per il cinema del salvataggio, dice che Hoover, allora manager
della miniera “Sons of the Gwalia” a Kanowna, era il più qualificato
ingegnere minerario nelle zone delle miniere d’oro.
Il più vicino tubo d’aria, lungo abbastanza per raggiungere Varischetti
era disponibile a Fremantle, 560 km dal luogo dell’incidente. Il
governo del Western Australia ordinò un treno speciale, chiamato
“rescue special”, che impiegò quasi due ore in meno rispetto alle
normali 12 ore di viaggio a Coolgardie, ottenendo un record del mondo
per velocità. Da Coolgardie i cavalli portarono in fretta
l’equipaggiamento fino a Bonnievale.
Hughes fece la sua prima esplorazione dopo 4 giorni
dall’allagamento.
Lui e Hearn fecero tre distinte immersioni il quinto e il sesto giorno,
quando per la prima volta raggiunsero il minatore intrappolato, l’uomo
portò una potente lampada elettrica, cibo, lettere di incoraggiamento
da Giovanni Varischetti, fratello di Charlie, che aspettava in
superficie.
La pompa funzionava, ma il piano di salvataggio divenne ancora più
disperato quando Hughes disse a Crabb, l’ottavo giorno, che Charlie non
poteva sopravvivere ancora a lungo.
Il nono giorno, i sommozzatori diedero al minatore più cibo,
condivisero con lui delle sigarette, gli legarono una corda alla vita e
cominciarono il difficoltoso cammino attraverso l’acqua, che arrivava
all’altezza della vita, e il fango che arrivava alle ginocchia.
In alcuni punti solo la bocca e il naso rimanevano fuori
dall’acqua.
Riemerse in superficie il 28 marzo, dopo aver passato 206 ore
sottoterra.
Tornò a lavorare in miniera e morì di fibrosi all’età di 57
anni.
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